About a record (1)

Il teatro degli orrori, A sangue freddo
{di Alessandro Milanese}

{About a record
è la rubrica musicale di inutile. Indie-rock, ultime uscite, qualche veloce salto nel passato. Sarà l’appuntamento del secondo martedì del mese. Questa è la prima puntata. E abbiamo già fatto confusione: eravamo occupati a fare head-banging e abbiamo sbagliato il titolo di questo post, segnalando l’album come degli One dimensional man. Pardon.}

C’era un tempo, stiam parlando per intenderci della prima metà degli anni ‘90, in cui etichette come Alternative Tentacles e Touch & Go dettavano legge.
Un tempo in cui il noise, il punk, e il blues trovavano miscela perfetta in dischi di gruppi come i
Jesus Lizard o come i Mule.
Grande presenza scenica e forza fisica nei live, tanto rumore, blues sporcato e scarnificato come nella migliore lezione dei Birthday Party (il primo Nick Cave, altra grande icona per teatralità, ci torneremo in seguito).
E così, mentre locali come il Bloom di Mezzago cavalcavano l’ondata americana, regalando a noi appassionati tutto il meglio della scena (per assurdo vidi i Jesus Lizard, ma al Babylonia di Ponderano), in Italia nasceva un grande gruppo: i One dimensional man.
Un terzetto semplice semplice.
I soliti tre strumenti con Pierpaolo Capovilla basso e voce.
Un mix letale di influenze sopracitate ma con un gusto tutto nostrano per la melodia, anche se il cantato rimase categoricamente in inglese.
Erano ormai gli ultimi mesi del decennio quando li incontrai in un Tunnel di Milano con non più di 50 presenti.
Ci rimasi male, ne sentivo parlare come il miglior gruppo italiano su un palco, e pensai (stupidamente) che vista la non grande platea non si sarebbero sfogati a dovere.
Be’, bastarono un paio di pezzi a farmi capire di essere un idiota senza speranza.
Un tiro devastante, e Favero (che nel frattempo aveva preso posto alla chitarra) decisamente il migliore in campo. Preciso, terrificante per decisione e suoni (riff uno dopo l'altro, fischi e tutto il necessario).
Un delirio.
Ricordo perfettamente la faccia del mio coinquilino metallaro (non fate quella faccia, i poli opposti si attraggono), scioccato.
Blaterava cose tipo: «Non mi piace il genere, e lo sai, ma questi spaccano di brutto».
E tralasciando la parte spaccano di brutto non potevo che dargli ragione.
Noi lasciammo Milano e i One dimensiona man fecero altri dischi, con fortune alterne.
Poi.
Un paio di anni fa il ritorno, un ritorno diverso.
Capovilla alla voce, Favero al basso e due nuove leve (la chitarra direttamente dagli Super Elastic Bubble Plastic) a completare il quartetto.
La maggiore novità sta nel cantato in italiano e nella deriva leggermente hard-rock del primo
Dell’impero delle tenebre.
Un disco con picchi altissimi (
Compagna teresa, per esempio) ma con qualche indecisione e alcuni pezzi sinceramente stiracchiati.
Però i nostri ritornano in gioco, tante date live e you tube che riporta un Capovilla a proprio agio senza il basso a tracolla, un po’ Nick Cave e un po’ David Yow (Jesus Lizard).
Ed eccolo, in questo classico autunno da nebbie e clamorosi sbalzi di temperatura, il nuovo disco:
A sangue freddo.
Registrato alle Officine meccaniche di Milano il disco suona più “suonato” (ok non è una grande definizione), ma forse proprio grazie al grande studio milanese appaiono arrangiamenti e pezzi diversi dall’esordio.
Il piano di
Io ti aspetto, l’elettronica calda di Direzioni diverse sono due punti di partenza per un ritorno al futuro.
Nuovi suoni e vecchie abitudini per una strada percorribile in un prossimo disco, in una prossima vita artistica.
Il resto del disco è esattamente quello che ci si aspettava da loro:
Chitarre che ti spaccano la pancia e fanno l'effetto del gesso sulla lavagna.
La storta voce di Capovilla uscita da un bicchiere di vino, e i suoi testi, tanto semplici quanto banalmente veri (“...
I love you baby, quanto era bello fare all'amore con te...” sulle prime ho arricciato il naso, poi purtroppo ho cominciato a pensare).
Una sezione ritmica che non dà mai scampo alcuno.
Con la perla di
È colpa mia, una canzone che, forse, dieci anni fa avrebbe cambiato il loro destino.
Ed ora, non ci resta che studiare la loro pagina di
MySpace per trovare una data accessibile per farci un’altra tonificante sudata.