Intervista a Claudio Fabretti
06/05/08 06:13 Archiviato in:intervista
{di Alessandro Romeo}
Claudio Fabretti è il fondatore di Ondarock, sito che se non conosci hai qualche problema e sei pure poco rock. Punto.
Quando e come è nato Ondarock?
All'inizio fu poco più di un gioco. Mi dilettavo a costruire (brutte) pagine web per impratichirmi con internet (circa 1999), dopo aver fatto un rapido corso aziendale. Usavo addirittura il preistorico "Geobuilder", un programma smisuratamente lento, che Geocities offriva gratuitamente online per creare siti web.
Ne nacque un mio rudimentale sito personale, dove pubblicai alcuni articoli che avevo scritto per l'ormai agonizzante settimanale Avvenimenti, che avrebbe chiuso i battenti poco più di un anno dopo. David Bowie, Neil Young, Led Zeppelin, Rem ma anche Dirty Three, Portishead, Tortoise furono i primissimi nomi apparsi in quella che, all'inizio, era solo una lista di articoli.
Poi, grazie anche al tempo libero lasciatomi simpaticamente in dote dall'ormai defunto Avvenimenti, iniziai ad ampliare l'elenco con molti altri nomi.
Poi scelsi di farne un dominio autonomo, che si chiamava ondarock.it, in omaggio alla mia passione per la new wave. Non si sa come, questo sito cominciò ad attirare l'interesse di alcuni lettori, e decisi così di creare anche un forum, appoggiandomi su uno dei siti che lo offrivano gratis (network 54). Grazie a un manipolo di coraggiosi avventori diventò molto vivace e stimolante, attirando nuovi utenti. Alcuni di questi mi proposero di scrivere articoli per il sito, che così diventò, gradualmente, una webzine, anche se all'inizio si trattava soprattutto di monografie di gruppi e di pochissime recensioni di nuove uscite.
Ha senso, secondo te, nel 2008 una rivista cartacea? O meglio, quali sono gli svantaggi di una rivista esclusivamente on-line?
Secondo me il futuro sarà dominato dalle webzine e per le riviste cartacee esisteranno spazi strettissimi, se non inesistenti.
I vantaggi dell'online sono enormi: dalla mancanza dei costi di stampa alla possibilità di un aggiornamento a ciclo continuo, dalla creazione di una community online tramite forum, newsletter etc. alla possibilità di offrire gratis un servizio pari, se non a volte persino superiore di quello delle riviste cartacee. L'unico problema è che finora le etichette musicali continuano a preferire le riviste cartacee come interlocutori privilegiati. Ma credo che non durerà a lungo.
Quando scrivi una recensione ti poni qualche limite "etico"?
Mi pongo l’unico limite della buona fede e dell’onestà di fronte al lettore. L’importante è dire sinceramente quello che si pensa su un disco senza farsi condizionare da esigenze promozionali e pressioni varie, né da pregiudizi verso determinati generi e/o artisti. L’altro limite che bisognerebbe porsi, per me, è quello di parlare sempre in termini relativi, avendo l’onestà di ammettere che si tratta solo del proprio personalissimo punto di vista e non di presunte verità storiche assolute, diversamente da come fanno purtroppo alcuni critici.
Che opinione hai della scena indipendente italiana?
Ci sono senz'altro realtà importanti e significative, ho l'impressione però che quel che emerge di più non sia sempre il meglio di quell'ambito. Insomma, bisogna avere la pazienza di andare a scavare. Noi, nel nostro piccolo, ci proviamo...
Le tre copertine più belle degli ultimi cinque anni secondo Claudio Fabretti.
The Scavenger Bride dei Black Tape For A Blue Girl, Jesu degli Jesu e North Star Deserter di Vic Chesnutt.
Claudio Fabretti è il fondatore di Ondarock, sito che se non conosci hai qualche problema e sei pure poco rock. Punto.
Quando e come è nato Ondarock?
All'inizio fu poco più di un gioco. Mi dilettavo a costruire (brutte) pagine web per impratichirmi con internet (circa 1999), dopo aver fatto un rapido corso aziendale. Usavo addirittura il preistorico "Geobuilder", un programma smisuratamente lento, che Geocities offriva gratuitamente online per creare siti web.
Ne nacque un mio rudimentale sito personale, dove pubblicai alcuni articoli che avevo scritto per l'ormai agonizzante settimanale Avvenimenti, che avrebbe chiuso i battenti poco più di un anno dopo. David Bowie, Neil Young, Led Zeppelin, Rem ma anche Dirty Three, Portishead, Tortoise furono i primissimi nomi apparsi in quella che, all'inizio, era solo una lista di articoli.
Poi, grazie anche al tempo libero lasciatomi simpaticamente in dote dall'ormai defunto Avvenimenti, iniziai ad ampliare l'elenco con molti altri nomi.
Poi scelsi di farne un dominio autonomo, che si chiamava ondarock.it, in omaggio alla mia passione per la new wave. Non si sa come, questo sito cominciò ad attirare l'interesse di alcuni lettori, e decisi così di creare anche un forum, appoggiandomi su uno dei siti che lo offrivano gratis (network 54). Grazie a un manipolo di coraggiosi avventori diventò molto vivace e stimolante, attirando nuovi utenti. Alcuni di questi mi proposero di scrivere articoli per il sito, che così diventò, gradualmente, una webzine, anche se all'inizio si trattava soprattutto di monografie di gruppi e di pochissime recensioni di nuove uscite.
Ha senso, secondo te, nel 2008 una rivista cartacea? O meglio, quali sono gli svantaggi di una rivista esclusivamente on-line?
Secondo me il futuro sarà dominato dalle webzine e per le riviste cartacee esisteranno spazi strettissimi, se non inesistenti.
I vantaggi dell'online sono enormi: dalla mancanza dei costi di stampa alla possibilità di un aggiornamento a ciclo continuo, dalla creazione di una community online tramite forum, newsletter etc. alla possibilità di offrire gratis un servizio pari, se non a volte persino superiore di quello delle riviste cartacee. L'unico problema è che finora le etichette musicali continuano a preferire le riviste cartacee come interlocutori privilegiati. Ma credo che non durerà a lungo.
Quando scrivi una recensione ti poni qualche limite "etico"?
Mi pongo l’unico limite della buona fede e dell’onestà di fronte al lettore. L’importante è dire sinceramente quello che si pensa su un disco senza farsi condizionare da esigenze promozionali e pressioni varie, né da pregiudizi verso determinati generi e/o artisti. L’altro limite che bisognerebbe porsi, per me, è quello di parlare sempre in termini relativi, avendo l’onestà di ammettere che si tratta solo del proprio personalissimo punto di vista e non di presunte verità storiche assolute, diversamente da come fanno purtroppo alcuni critici.
Che opinione hai della scena indipendente italiana?
Ci sono senz'altro realtà importanti e significative, ho l'impressione però che quel che emerge di più non sia sempre il meglio di quell'ambito. Insomma, bisogna avere la pazienza di andare a scavare. Noi, nel nostro piccolo, ci proviamo...
Le tre copertine più belle degli ultimi cinque anni secondo Claudio Fabretti.
The Scavenger Bride dei Black Tape For A Blue Girl, Jesu degli Jesu e North Star Deserter di Vic Chesnutt.



