Intervista a Gaja Cenciarelli
29/04/08 00:05 Archiviato in:intervista
{Arturo Fabra
intervista Gaja
Cenciarelli}
Immagina di essere l'avvocato accusatore "del traduttore", cosa diresti?
In effetti non ho molto da rimproverare ai traduttori, e non è per difendere la categoria. Certo, ci sono alcuni che firmano traduzioni sciatte, ma la responsabilità non è quasi mai dei traduttori, bensì di un'editoria che ci considera l'ultima ruota del carro, e che pensa di poterci pagare di conseguenza. E che, quindi, si accontenta anche dei principianti. C'è da dire che alcune case editrici non fanno nemmeno una revisione delle traduzioni, e che forse non hanno nemmeno i redattori adatti. Per non parlare di quelli che non sottopongono le bozze ai traduttori.
E come avvocato difensore?
Ho detto praticamente tutto nella mia risposta di prima. Forse potrei aggiungere una cosa, che sulle prime rischia di non sembrare una difesa: i traduttori dovrebbero fare causa comune. In effetti c'è una lista di traduttori letterari, Biblit, fondata da Marina Rullo, che ci sollecita a iscriverci al sindacato traduttori per tutelare i nostri diritti, ma devo dire che pochi hanno risposto a questo appello (colpevolmente anche io non mi sono ancora iscritta, ma mi riprometto di farlo al più presto!). Siamo sottopagati e pagati in ritardo, assolutamente ignorati dagli addetti ai lavori e dalla stampa che pubblica recensioni (come se i libri si traducessero da soli): dovremmo farci sentire più spesso e con più convinzione. E soprattutto dovremmo - noi professionisti - rifiutare proposte la cui retribuzione a cartella sia pressoché vergognosa e inesistente.
Tu sei anche caporedattore di VibrisseLibri, nonché editor, e se dovessi tenere UNO SOLO di questi ruoli... quale e perché?
Intendi un ruolo a scelta tra caporedattrice ed editor? Credo che manterrei il ruolo di caporedattrice, ma non per il "potere" (giacché quello di vibrisselibri è davvero un volontariato culturale, siamo un'associazione senza scopo di lucro), quanto perché mi consente di stare a contatto con il maggior numero di libri e di autori possibile. Cosa che, a mio avviso, è una delle vere ricchezze di un'"avventura" letteraria come vibrisselibri.
Insomma a te piace "avere cura dei libri" cos'è una patologia o un amore? A proposito, puoi darmi il titolo di libro "patologico" e uno di libro "amato"?
Direi che è amore. E come il vero amore a volte fa soffrire, a volte fa venire dei dubbi, ma senza non si può vivere. I miei libri "amati" sono tanti, non saprei da dove iniziare. Il racconto dell'Ancella, di Margaret Atwood, che ciclicamente rileggo. L'ultimo è stato Trilogia della città di K.", di Agotha Kristof. Non saprei indicarti un libro "patologico", perché per me questo aggettivo ha una connotazione decisamente negativa. Quindi direi che patologici sono i libri che non dovrebbero - anzi, che non meriterebbero - di essere pubblicati. E ce ne sono a profusione sugli scaffali delle librerie, purtroppo.
Concretamente una tua giornata di lavoro come si svolge? E il tempo per i tuoi progetti narrativi?
Concretamente una mia giornata di lavoro si svolge davanti al computer dodici ore al giorno. E, facendo lo slalom tra una traduzione e l'altra, sono riuscita a completare il mio terzo libro. Ora aspetto...
Immagina di essere l'avvocato accusatore "del traduttore", cosa diresti?
In effetti non ho molto da rimproverare ai traduttori, e non è per difendere la categoria. Certo, ci sono alcuni che firmano traduzioni sciatte, ma la responsabilità non è quasi mai dei traduttori, bensì di un'editoria che ci considera l'ultima ruota del carro, e che pensa di poterci pagare di conseguenza. E che, quindi, si accontenta anche dei principianti. C'è da dire che alcune case editrici non fanno nemmeno una revisione delle traduzioni, e che forse non hanno nemmeno i redattori adatti. Per non parlare di quelli che non sottopongono le bozze ai traduttori.
E come avvocato difensore?
Ho detto praticamente tutto nella mia risposta di prima. Forse potrei aggiungere una cosa, che sulle prime rischia di non sembrare una difesa: i traduttori dovrebbero fare causa comune. In effetti c'è una lista di traduttori letterari, Biblit, fondata da Marina Rullo, che ci sollecita a iscriverci al sindacato traduttori per tutelare i nostri diritti, ma devo dire che pochi hanno risposto a questo appello (colpevolmente anche io non mi sono ancora iscritta, ma mi riprometto di farlo al più presto!). Siamo sottopagati e pagati in ritardo, assolutamente ignorati dagli addetti ai lavori e dalla stampa che pubblica recensioni (come se i libri si traducessero da soli): dovremmo farci sentire più spesso e con più convinzione. E soprattutto dovremmo - noi professionisti - rifiutare proposte la cui retribuzione a cartella sia pressoché vergognosa e inesistente.
Tu sei anche caporedattore di VibrisseLibri, nonché editor, e se dovessi tenere UNO SOLO di questi ruoli... quale e perché?
Intendi un ruolo a scelta tra caporedattrice ed editor? Credo che manterrei il ruolo di caporedattrice, ma non per il "potere" (giacché quello di vibrisselibri è davvero un volontariato culturale, siamo un'associazione senza scopo di lucro), quanto perché mi consente di stare a contatto con il maggior numero di libri e di autori possibile. Cosa che, a mio avviso, è una delle vere ricchezze di un'"avventura" letteraria come vibrisselibri.
Insomma a te piace "avere cura dei libri" cos'è una patologia o un amore? A proposito, puoi darmi il titolo di libro "patologico" e uno di libro "amato"?
Direi che è amore. E come il vero amore a volte fa soffrire, a volte fa venire dei dubbi, ma senza non si può vivere. I miei libri "amati" sono tanti, non saprei da dove iniziare. Il racconto dell'Ancella, di Margaret Atwood, che ciclicamente rileggo. L'ultimo è stato Trilogia della città di K.", di Agotha Kristof. Non saprei indicarti un libro "patologico", perché per me questo aggettivo ha una connotazione decisamente negativa. Quindi direi che patologici sono i libri che non dovrebbero - anzi, che non meriterebbero - di essere pubblicati. E ce ne sono a profusione sugli scaffali delle librerie, purtroppo.
Concretamente una tua giornata di lavoro come si svolge? E il tempo per i tuoi progetti narrativi?
Concretamente una mia giornata di lavoro si svolge davanti al computer dodici ore al giorno. E, facendo lo slalom tra una traduzione e l'altra, sono riuscita a completare il mio terzo libro. Ora aspetto...



