Intervista a Francesco Falconi

{Arturo Fabra intervista Francesco Falconi}

Mi dai una definizione personale di Narratore?

Il Narratore è la"veste" dello scrittore durante la stesura dell'opera. È la maschera che l'autore decide di indossare per raccontare la sua storia. Può essere un narratore onnisciente, oppure coincidere con il punto di vista di uno dei personaggi. Non è mai una scelta banale, in quanto implica una coerenza che spesso l'autore tende a dimenticare durante la narrazione, preso dallo svolgimento dei fatti e dà un taglio particolare a tutta l'opera. Narrare in prima persona, per esempio, può sembrare più facile, ma questo comporta un'identificazione totale nel personaggio, in ogni movimento o dialogo. Lo scrittore si deve calare nel teatro del suo romanzo e recitare il ruolo di narratore alla perfezione.
Personalmente non ho mai narrato in prima persona, anche se qualche stralcio è stato inserito sia nel primo che nel secondo volume di Estasia. Ma è sicuramente una sfida che vorrei intraprendere nel futuro.

C'è chi dice che se scrivi (ad esempio) gialli, devi evitare di leggere romanzi dello stesso genere, tu cosa ne pensi? Insomma da dove prendi il carburante per le tue storie?

Innanzitutto uno scrittore
deve leggere. Sembra una banalità sottolinearlo, ma ho avuto il (dis)piacere di conoscere qualche autore che si definiva «atipico» perché scriveva ma leggeva poco. È una grande baggianata. Leggere è importantissimo per imparare a scrivere. Ti faccio un esempio pratico, alcune volte leggo un libro con gli occhi di un "comune lettore" solo per il piacere di gustarmi quella storia. Ma quando il romanzo mi convince inforco gli "occhiali dello scrittore" e indago il libro da un diverso punto di vista, spiando i meccanismi con i quali quell'autore ha costruito un particolare personaggio, dialogo o scena. Secondo punto: uno scrittore dovrebbe essere il più possibile eclettico nelle sue letture, perché esistono opere meravigliose in ogni genere letterario. Mi risulta impossibile credere che uno scrittore si rifiuti di leggere "il suo genere" solo perché teme di esserne influenzato. Uno scrittore deve conoscere la tipologia della sua opera e comprendere appieno la struttura che la caratterizza. Per esempio il genere "giallo" che tu hai citato ha sicuramente delle peculiarità rispetto a quello fantastico. In un giallo o in un thriller è fondamentale un intreccio complesso, che spinga il lettore a porsi dei quesiti sull'esito della storia, magari disorientandolo e mantenendo il mordente con colpi di scena e un finale inatteso che stravolge ogni punto di vista. Insomma, conoscere il proprio genere significa avere un'arma in più per scrivere un romanzo di successo.

Quanto lavora Francesco Falconi narratore, concretamente, in ore. Com'è organizzata la tua giornata?

Difficile stabilirlo. Dato che ho un lavoro che mi impegna per otto ore al giorno, il tempo disponibile per la scrittura è condensato nel dopo cena. Non posso mai prevedere per quante ore riuscirò a dedicarmi al romanzo, dipende infatti da quanto sono stanco o ispirato. Se c'è la giusta ispirazione, posso scrivere anche fino all'una di notte, altrimenti rinuncio e butto giù qualche idea sul blocco note. Oppure leggo un buon libro invece di scrivere schifezze che il giorno successivo cestinerei di sicuro.

estasia

Hai sperimentato la crisi da narratore? E come l'hai superata?

La sindrome da "pagina bianca" per fortuna non mi è mai capitata. Anzi, soffro del problema opposto, l'avere troppe idee per un solo libro. Questo è accaduto con il primo volume di Estasia e ho cercato di arginare il problema nel secondo. Ovvio, può sempre capitare un capitolo ostico o un punto di trama difficile da dipanare. Ma affronto il problema volta per volta, anche perché la scrittura di un romanzo si sviluppa in più mesi e spesso le prospettive o le idee cambiano nel corso della stesura.

Creazione, revisione ed editing, cosa ti piace di più e perché.

Senza dubbio la fase creativa, che comprende la strutturazione dello storyline, della trama, dei personaggi, dell'ambientazione e successivamente la prima stesura. La seconda revisione è quella più difficile perché, dopo aver lasciato fermentare il romanzo per un po' di tempo, l'autore ha (o dovrebbe avere) un occhio più critico e distaccato. Spesso capita di dover tagliare interi pezzi di romanzo, e si fa con dispiacere quando si è coscienti di aver perso ore su quello stralcio. Poi ti abitui a questa vivisezione, e affronti la stesura con sadismo uccidendo senza pietà.L'editing infine è l'ultima parte del lavoro, quando il lavoro è pressoché concluso. A parte i refusi, cerco di stare attento al "controllo di coerenza" per evitare contraddizioni nella trama o nelle caratteristiche dei personaggi. Momento assai difficile perché spesso né l'autore né l'editor riescono a scovare tutte le magagne (ma i lettori in genere sì).