17 Re

(ovvero: come si può essere allo stesso tempo il migliore ed il peggior gruppo italiano della storia)
{di Alessandro Milanese}

Siete liberissimi di prendermi per un povero pazzo, soprattutto i più giovani, ma vi posso assicurare, giurare, che i Litfiba sono stati un grandissimo gruppo.
Si, va be’, vi vedo che mi prendete per il culo.
Ridete, ridete, continuate, bravi.
Si, proprio loro.
Il duo più tamarro della storia del rock italiano.
Gli idoli di quel vostro compagno ripetente che prima di mettervi le mani addosso si toglieva la maglietta con il cuoricino rosso di Spirito per non sporcarla con il vostro di sangue.
Esatto, lui, lui che riteneva Vasco Rossi un fine intellettuale.
Comunque.
C’è stato un tempo in cui Pelù non sciommittava direttamente dall’Artemio Franchi collegato con la Ventura nazionale alla domenica pomeriggio.
Sdraiato sulle poltroncine oro, con al proprio fianco il Pupo (dio mio) di turno.
Sbracato in una delle sue celeberrime camicie senza bottoni, perchè ci sarà un motivo se si vedono sempre quei cazzo di peli impegnati in un orgia in mezzo al petto.
Un tempo in cui non duettava con l’avvenente ed improbabile Angun (l’amore immaginato? Deturpato? Architettato? Sconclusionato?) o con gli altri due compari di merende (il mio nome è?).
E il suo socio Renzulli?
Che dire, dio santo.
Lui che si è trasformato con il passare degli anni in un incrocio tra Freddy Mercury e Pino Daniele.
Lui che ostinatamente continua a portar in giro il nome Litfiba per improbabili paesi (dimenticati da dio & dall’acqua corrente) della penisola, assoldando via via cantanti di karaoke.
Pseudo imitatori dell’ormai opinionista vocalist, che si distinguono solo per la lunga criniera e qualche tatuaggio da porto marittimo.
E fin qua, cosa dirvi, come darvi torto, che assoluta tristezza.
Eppure.
Era il 1988, giocavo negli allievi, ed avevo con me in squadra un portiere, che oltre ad essere abilissimo nel parare i rigori (praticamente correva verso il dischetto appena l’arbitro lasciava andare il fischio), oltre ad essere un maestro nelle esultanze dopo ogni rete (in un infuocato derby, con gli odiatissimi salesiani della Don Bosco, corse fin sotto la tribuna per regalare sputi calibrati ai meridionalissimi e pericolosissimi genitori dei nostri avversari appena beffati dal mio goal del 4-3), era anche il primo comunista della mia età che incontravo.
Un illuminato, non c’è che dire.
Figlio di un dirigente del partito, ascoltava gruppi all’avanguardia per i nostri 15 anni.
E così capitò che dopo un allenamento fangoso mi passò una cassettina di
Litfiba 3.
Io, che mi ritenevo avantissimo ascoltando i vari U2, Cure e Simple Minds, capitolai subito.
Li avevo incrociati qualche pomeriggio su Doc o Discoring, niente di più.
Nel giro di una settimana feci un paio di creste clamorose sulla spesa e al posto di Philadelphia e Girelle spuntarono
Desaparecido, 17 re e Aprite i vostri occhi.
Stentavo a crederci.
Un gruppo italiano che suonava come le band new wave storiche, anzi più new wave ancora, se possibile.
E poi i testi, che ad un adolescente in fase di delirio testosteronico suonavano come veri e propri inni ad arrembare la vita.
Nel periodo d’oro, quando ahimè ignoravo la loro grandezza, suonarono un paio di volte nelle vicinanze, concerti epici di cui si narravano le gesta di un Pelù vera icona rock (con tanto di rissa con la security) e la teatralità dell’intero gruppo.
Io, dal canto mio, tempo dopo, feci un errore banale.
Stupido.
Mi lasciai convincere, come un povero ingenuo.
Avevo acquistato, e depositato nello scaffale a far su polvere, il maleodorante
El diablo, dio vi perdoni.
Non so come, mi feci trascinare (speranzoso di una rivalsa live almeno dei pezzi vecchi) ad un concerto nella sfavillante Acqui terme all’interno del cortile di un ex caserma (pompieri?).
Entrarono, non ricordo il primo pezzo ma mi ricordo benissimo il secondo.
Cane.
Sembravano una versione annacquata di Santana.
Con lui, quello che consideravo un fratello maggiore, che emetteva versi preoccupanti e gemeva come una pornostar faidate invece che cantare.
Per non parlare del bassita.
Al posto di Maroccolo, di cui parlerò dopo, un cabarettista con un cappellino da vacanze estive mal riuscite che saltellava allegramente.
Renzulli appoggiava la chitarra a quella che si può definire una pancia in evoluzione e partiva in assoli da oratorio.
In pratica, mancava solo una cover de
La bamba.
Il tutto condito da urlacci, gestacci, corna e battute da Bagaglino.
Nutaralmente in mezzo al tripudio generale di una fauna appena recuperata dagli autoscontri più vicini.
Era troppo, anche per me.
Mi accomodai a fondo cortile, disarmato sul mio marciapiede, a disperarmi.
Per anni li evitai.
Come quando cerchi a fatica di non incrociare quella ex che ti ha prima fatto innamorare e poi preso per i fondelli.
E sì (lungo sospiro please).
Il gruppo che dava fuoco al palco su
Aprite i vostri occhi non c’era più, evaporato.
Svanito, come quel suono di basso, e che suono, che usciva dall’ampli di Maroccolo e riempiva tutto, semplicemente sommergeva.
Niente più versioni fiume di
Come un dio, nessuna Apapaia da cui farsi cullare.
Nessuna cassetta bootleg dello storico concerto di Malnate (un fruscio continuo in cui a malapena si distenguevano gli strumenti ma che emanava un fascino irresistibile).
Basta.
Ed ora?
Adesso che sono passati 20 anni da quel sabato pomeriggio in cui con un 11 bianco su maglia azzurra infilzavo il portiere avversario, dicevo, adesso cosa passa il convento?
Nella speranza di non trovare i nostri due in qualche reality avventuroso (in tal caso ci affideremmo ad una catastrofe qualsiasi, un bel tifone andrebbe bene, un terremoto sarebbe troppo scontato) cosa ci regala il panorama italiano?
Soprattutto, chi potrebbe interpretarle quelle canzoni, rendendoli attuali?
E così, riascoltando
17 re e girovagando sul fido tubo (disintegrando una vaschetta gelato limone & fragola del Gulliver) ho provato a fare un giochino divertente.
Un immaginifico disco tributo ai Litfiba, quei Litfiba, quel disco, il disco, con tanto di video ad accompagnare i gruppi dei giorni nostri.
Buon ascolto, buona visione.

resta / teatro degli orrori
Come One dimensional man mi hanno sconquassato lo stomaco in un semi deserto Tunnel a Milano, grandiosi.
Ora come Teatro degli orrori darebbero una sferzata alla Birthday Party a resta.

re del silenzio / altro
Da pesaro, I miei preferiti, me li immagino mentre scarnificano
Re del silenzio magari appoggiandosi solo ad un basso a palla come loro consuetudine.

cafè mexcal e rosita / virginiana miller
Livornesi, e aimè un pò scomparsi dopo I primi due bellissimi dischi, sono il più smithsiano dei gruppi italiani.

vendette / verdena
L'arpeggio ad inizio pezzo potrebbe essere nelle corde di Alberto, ed al posto della virata latina del ritornello una bella deriva sonica.

pierrot e la luna / perturbazione
Qui la voce di Pelù è al suo massimo, e Tommy non è da meno.

tango / baustelle
Lo ammetto, faccio outing, non mi entusiasmano, ci ho provato ma non mi entusiasmano (soprattutto live), ma
Tango suonerebbe proprio bene.

come un dio / petrol
Di loro non conosco molto, a parte che ci sono ex Marlene e Fluxus, ma una sera in un pub ho visto questo video.
In una parola solo: splendido.

febbre / moltheni
Il video e la canzone parlano chiaro, un cantautore moderno.

apapaia / marlene kuntz
Cantare questo testo rimanendo credibili è cosa che solo Godano potrebbe fare. Nel bene e nel male i Marlene sono i Marlene. Qui dal vivo mentre rifanno
Siberia dei Diaframma.

univers / il genio
Aiutatemi, se qualcuno è amico della cantante mi giri la sua amicizia su Facebook.

sulla terra / casinò royale
I casinò, magari più elettronici di quelli attuali, che riprendono a mò di Tricky (primo disco) sulla terra, ardito ma affascinante.

ballata / le luci della centrale elettrica
Anche se giustamente non fregherà niente a nessuno il disco delle Luci è il mio disco del 2008. Per non parlare di questa canzone, pelle d'oca allo stato puro. Me lo vedo solo chitarra acustica, qualche rumore e lui che parla sopra ballata.

gira nel mio cerchio / afterhours
Con la nuova line up, e soprattutto con il nuovo bassista, verrebbe fuori una super versione anni ‘70 a metà tra King Crimson e Queens of the stone age.

cane / ministri
Se c'è qualcuno che può vendicare quella serata maledetta ad Acqui terme questi sono I Ministri.

oro nero / offlaga disco pax
Lo spettro dei cccp si aggira per i club italiani, gli Arab Strap di casa nostra sciorinerebbero una bellissima versione bolscevica.

ferito / massimo volume
Adesso che sono tornati potrebbero mettere la parola fine a questa sequenza, come direbbe Mimi: un atto definitivo.