In cinque anni si è fatta tanta strada, e ci siamo lasciati alle spalle tanta roba. Da oggi, ogni tanto, pubblichiamo qualche pezzo già uscito nel nostro sito, e lo capirete perché ci sarà questa introduzione in corsivo. Abbiamo preferito non battezzare questa “operazione”, di non aggiungere una collana, perché le collane alla fine, si dimenticano nei cassetti.

{di Gabriele Naia}

Se c’è una cosa di cui l’uomo ha da sempre paura (se non vero e proprio terrore panico) è il caos. Il caos come indecifrato, indifferenziato, dimensione pre-logica, che esce quindi da qualunque schema di comprensione ragionevole. L’intera storia dell’Occidente si può dire essere una progressiva emancipazione da questa angoscia primordiale; l’Iperuranio platonico è stata la prima grande macchina costruita contro questa presenza inquietante, e la scienza moderna la sua naturale prosecuzione.

Ora, nella nostra società, il caos – e le macerie che porta con sé – li troviamo praticamente solo in un luogo: la mente dei pazzi. Qui si annidano tutti i cortocircuiti e le contraddizioni che la nostra ragione, che in queste lande desolate è definitivamente collassata, tiene sapientemente e instancabilmente lontano. Il pazzo è colui che sta fuori dal cerchio perché non condivide il linguaggio del resto del gruppo, ma è anche colui che, se nel cerchio ci entra, può portare il disordine, facendo riemergere negli altri quell’alito rimosso di angoscia primordiale.

Più o meno, è quello che cerca di raccontare Il cavaliere oscuro (di Christopher Nolan, 2008), abbandonando quasi del tutto l’aura fantascientifica e fumettistica per far piombare l’Uomo Pipistrello in un mondo estremamente realistico e quotidiano. Non c’è più la Gotham City a cui eravamo abituati (quella futurista alla Blade Runner, per intenderci), e nemmeno la famosa Bat-caverna. Al loro posto una comunissima metropoli statunitense e una stanza spoglia illuminata da neon. I personaggi perdono le connotazioni manicheiste tipiche del genere (Buoni o Cattivi), disegnando un mondo complesso, ambiguo, a due facce. Due facce, però, quasi impossibili da distinguere e perciò anche da scegliere; una volta che il Male ha annientato la fiducia verso principi morali in grado di guidare una scelta, ciò che rimane è una moneta. Testa o croce diventa il criterio per decidere la strada da prendere, il Caso il principio regolatore.

Ma facciamo un passo indietro. Affidarsi al Caso significa destituire una volta per tutte il potere della Ragione, che notoriamente opera a partire da rapporti logici e di concatenazione. Significa ammettere la sua sconfitta, riconoscere che essa non in grado di salvarci dall’inaspettato e dall’insensatezza del dolore. È l’epilogo a cui arriva Harvey Dent, procuratore di Gotham e uomo dai sani e ferrei principi. Dopo essersi alleato con Batman per sconfiggere il crimine, rimane orribilmente sfigurato e perde la donna che ama. Così arriva la fatidica domanda: che senso ha (avuto) tutto ciò? Risposta: nessuno. E in questo modo egli scarica su un letto d’ospedale tutto quello in cui ha creduto fino a quel momento e si tuffa anche lui nell’oscuro mondo del Male e della pazzia. Nel contempo, Batman ha sulla coscienza la morte di quattro o cinque persone, nonché la rabbia dei cittadini che lo incolpano di quanto sta accadendo. Ma da dove ha avuto inizio tutto questo?

Ecco il punto: da Joker. Chi è Joker? La perfetta, formidabile e impeccabile personificazione del caos. Perché in questo episodio dell’uomo-pipistrello non ci troviamo davanti ad un semplice e un po’ eccentrico malvivente (quale poteva essere – per quanto interpretato benissimo – quello di Jack Nicholson), bensì davanti ad uno psicopatico disperato, assolutamente ingestibile ed imprevedibile, un personaggio a metà tra un clown e un punk, sfigurato, sfatto, sadico e autodistruttivo. Completamente privo di regole o principi. L’incarnazione dell’anarchia, un’anarchia che, come dice lui stesso, è profondamente equa perché non opera in base a distinzioni, ma in base a nulla. Per quanto i suoi piani siano architettati in maniera geniale, la causa prima di tutto non esiste, perché non sono i soldi, non è la vendetta, nemmeno la smania di potere. La ragione è una non-ragione, qualcosa di incomprensibile e per questo, ecco che torniamo all’inizio, estremamente pauroso e destabilizzante.

Nel film, Joker fa progressivamente piombare nel disordine la città, dove i ruoli si invertono e si confondo: vediamo gli ostaggi apparire aguzzini e viceversa, i carcerati mostrarsi umani e la gente comune crudele e senza scrupoli, Batman colpevole di questa spirale di pazzia, la sua stessa identità attribuita ad altri, la polizia mescolata sempre più alla mafia; i buoni come Harvey Dent sopraffatti dal dolore e trasformati in criminali. Se inizialmente il motore della trama sono i soldi, ad un certo punto questi si perdono di vista, proprio come si perde di vista il senso di quanto sta accadendo.

«La pazzia è come la gravità…» dice Joker in una delle ultime scene, mentre penzola a testa in giù dalla cima di un palazzo, «…basta una spinta e ti inghiotte.» E ha ragione. Ha fatto irruzione nel cerchio che era Gotham City, e da quel momento ha seminato il caos, facendo collassare ogni ragionevole principio in grado di decifrare la realtà. Ha suscitato tra gli abitanti della città quell’alito di angoscia repressa, e li ha fatti inghiottire da quella forza oscura che è il Male.

Come si può superare una crisi del genere? Eleggendo un capro espiatorio contro il quale scagliare e quindi espellere l’accumulo di non-senso. Quello che fa nel finale del film la popolazione di Gotham, che attribuisce a Batman la colpa di tutto, destituendolo dal ruolo di paladino della giustizia e iniziando a dargli la caccia. Solo accanendosi contro qualcosa di conosciuto e controllabile, che non fuoriesce dalle consolidate categorie interpretative, è infatti possibile ricreare un ordine. Solo fingendo che l’abisso portato da Joker, il vero cavaliere oscuro del film, sia stato solo un brutto sogno.

{Questo articolo l’abbiamo pubblicato originariamente nell’agosto del 2008, poco dopo l’uscita italiana del secondo capitolo della trilogia di Nolan dedicata al Cavaliere oscuro. In attesa di The Dark Knight Rises (ci rifiutiamo di utilizzare il titolo italiano), e visto che quel sito purtroppo è stato nuclearizzato, vale la pena rinfrescare la memoria.}

Share →