Un estratto dell’intervista di Matteo Scandolin a Luca Rastello, che verrà pubblicata nel numero 50 di «inutile» in lavorazione. Il numero 50 uscirà a metà giugno.

Luca Rastello: raccontaci in pochissime righe chi sei e perché, secondo te, ti sto intervistando.

Attualmente un giornalista abbastanza frustrato. Secondo me perché sei matto…

«Perché sei matto» è un ottimo punto di vista, ma ti intervisto per due diversi motivi: il primo è che ho amato moltissimo i tuoi libri. Il secondo è che per me e altri amici che ti hanno incontrato rappresenti un tipo di intellettuale che ammiriamo molto: quello che è impegnato ma impegnato davvero. Non stai nel tuo bel salotto a pontificare bevendo sherry, e anzi da quel che so io pontifichi molto poco. Ti corrisponde, quest’idea, o ci siamo fatti un bel film?

Almeno due elementi da film ci sono: il primo è che non mi considero un intellettuale. Personalmente credo che impegnarsi (nel senso di occuparsi quanto più concretamente possibile, compatibilmente con una vita da lavoratore, di questioni sociali e collettive) sia dovere da cittadini, non da intellettuali. Cioè se lavoro in un qualche senso politico, lo faccio in quanto cittadino, non in quanto giornalista o presunto scrittore. Il secondo elemento lo vedi da te: se solo mi dai corda, pontifico eccome!

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