{di Giulio D’Antona}
“Seltzer, salsa. Here’s the show. This is the show.”
- George nella quarta stagione, mentre
spiega a Jerry la teoria dello show sul niente -
Seinfeld non è una sitcom, è un’ossessione.
È un appartamento di circa 75m/q a Manhattan, 81sima strada ovest, 129. È il Monk’s, prototipo del diner all’americana, che diventa riconoscibile solo dalle prime puntate della seconda stagione ma che rimane per tutta la vita impresso nell’immaginario come “il posto” – più del Central Perk, per i cultori. Seinfeld è New York. Seinfeld è Jerry, mr. Even, metodico ma non equilibrato, maniaco della pulizia e dei fumetti, un uomo intrappolato nella mente comica di un bambino di quinta elementare. È George (Jason Alexander), cinico e sconsiderato, bugiardo compulsivo, basso e calvo, incapace di condurre una vita responsabile, che sogna di fare l’architetto ma non fa mai niente di niente e vive con i genitori. È Elaine (Julia Louise-Dreifus), che entra ed esce da storie d’amore appassionanti come si entra e si esce da un tornello della metropolitana, che non sa ballare, che cerca un appartamento con l’affitto bloccato, che non sa cosa farsene degli uomini e nemmeno della maggior parte delle donne.
È Kramer (Michael Richards) che spalanca la porta e fa il suo ingresso scivolando sui talloni, apre il frigorifero, versa il succo d’arancia nei cereali, insacca salsicce cantando un’aria di Rossini, inciampa, si ribalta, si contorce sul divano, grida, fuma il sigaro e si incendia i capelli, parla spagnolo, asciuga i vestiti nel forno, è amico di tutti i nemici, riporta aneddoti su Bob Sacamano – che non compare mai una volta, nemmeno per sbaglio – , nuota nell’East River, si rade col burro, mangia pollo fritto, parla italiano, fa il modello per Calvin Klein, fa causa all’industria del tabacco, inverte lo spioncino in modo che chi è fuori possa vedere dentro, non porta biancheria intima, prepara la cena in doccia, ride e piange come un bambino, non è capace di mentire, raramente ha una donna, porta i calzini bianchi di spugna coi pantaloni eleganti, si butta nel businnes degli impermeabili, dei sigari cubani, della televisione giapponese, delle scommesse sui cavalli, delle scommesse sugli aerei (sic.), del golf professionistico, del baseball amatoriale, della pizza, dei pretzel, delle zuppe, delle assicurazioni, delle cassette pirata, del riciclaggio delle lattine, dei profumi all’aroma di spiaggia, dei reggiseni per uomo, gioca in borsa e perde, si fa picchiare, picchia Mikey Mentle, legge i giornali al contrario. Dorme, mangia e poco altro.
Se il Cosby Show rappresenta il prototipo per tutte le serie familiari degli anni a venire, Seinfeld è il prototipo assoluto della sitcom. Nei nove anni in cui è andata in onda sulla NBC – dal 1989 al 1998 – ha ridefinito tutte le situazioni comiche possibili, in un crescendo di assurdità radicate nella vita di tutti i giorni. È lo show sul niente, appunto. Quando Jerry Seinfeld e Larry David l’hanno pensata, si sono basati sulla loro esperienza personale, sui loro amici, sui posti che frequentavano, e l’hanno subito trasformata in un successo planetario.
Tutti i personaggi sono vivi e reali, con le loro manie, simpatie e antipatie, i loro successi e i loro fallimenti quotidiani. I protagonisti sono definiti al punto da diventare icone dell’uomo medio americano, ma è la fitta rete di comprimari a compiere il miracolo. Centinaia di gregari che vivono e si muovono nell’universo Seinfeld per poche puntate e rimangono impressi sullo sfondo come cardini invisibili. C’è Newman (Wayne Knight), il postino obeso e nevrotico che incarna la figura della nemesi per antonomasia, il soup nazi (Larry Thomas), genio incompreso della jambalaya, capace di sbattere un cliente fuori dal proprio locale a calci perché impiega troppo ad ordinare, Frank (quel genio di Jerry Stiller) e Estelle Costanza (Estelle Harris), genitori di George, probabile causa di tutte le sue paranoie, e poi Uncle Leo, Babu Bhatt, Crazy Joe Davola, J. Peterman e decine di altri. Ci sono tutti i fidanzati di Elaine, le fidanzate di Jerry e le sporadiche conquiste di George, a cui di solito rovina la vita – se non le uccide come fa con Susan (Heidi Swedberg), avvelenata poco prima del matrimonio. Ognuno è il riflesso di un peccato capitale, dell’egoismo dei protagonisti, della loro debolezza. Non a caso la filosofia della serie è “assurdità e nichilismo”, la pacata accettazione (degli altri) della cattiveria e meschinità (nostre) anche nelle situazioni più estreme.
Jerry fa il comico, nella vita e nella finzione, ed è l’ago della bilancia tra il pragmatismo di Elaine e la non-vita di George. Kramer è un caso a parte. Dopo poche puntate della seconda stagione Michael Richards ha dovuto chiedere che al pubblico fosse proibito di applaudire quando il suo personaggio entrava in scena, perché spesso la standing-ovation portava via diversi minuti alla registrazione, e la concentrazione dell’attore. Basato sulla personalità del comico Kenny Kramer – che ora conduce un Real Kramer Tour per le vie di Manhattan – è un campione di inaffidabilità, sempre impegnato in imprese a dir poco eccentriche e al limite della criminalità, che di solito crollano sulle spalle di Jerry. Kramer è quello che tutti vorrebbero essere, un cialtrone fortunato, che non ha bisogno di lavorare veramente per vivere, né di essere socialmente accettabile per essere socialmente accettato.
Le location sono quelle che in seguito sarebbero diventati dei classici del genere, l’appartamento di Jerry, il diner, qualche volta gli uffici e gli appartamenti dei comprimari, le strade di New York. Tutte le stagioni sono state girate nei teatri di posa della NBC di Burbank, ma nel corso degli anni si sono susseguite le supposizioni sui luoghi reali. Sono facilmente rintracciabili i ristoranti, i teatri e i locali in cui Seinfeld mette in atto i suoi monologhi. Facilmente rintracciabili proprio perché inesistenti. Anywhere in New York City, così comuni da poter essere qualunque posto dove chiunque abbia mangiato, guardato un film o vissuto da single. Fa tutto parte della volontà degli autori di conferire alla serie il tono disinvolto che la contraddistingue, fatto di dialoghi realistici, ma solo fino a un certo punto, di code in banca, pizze d’asporto e partite di baseball.
Quando nel pilota Jerry si chiede a cosa serva l’ultimo bottone della camicia, troppo in alto rispetto agli altri, apre la porta su un mondo fatto di domande idiote e risposte argomentate, un mondo in cui è davvero importante sapere chi vincerebbe in un corpo a corpo tra Superman e Hulk. Con quella prima, immortale battuta – ripresa poi come ultima della serie – si scoperchia il vaso di pandora delle banalità, e si dà vita a un intrico di relazioni folli che porta direttamente al finire degli anni novanta, quando, dopo aver perso per strada Larry David, aver toccato tutti gli apici dei premi televisivi americani e aver infranto la maggior parte dei limiti imposti dalle tre pareti, il cast volle annunciare l’inizio di quella che sarebbe stata l’ultima stagione.
La popolarità dello show era alle stelle, dopo otto anni segnava ancora picchi inarrivabili di share, e la decisione di una chiusura a sorpresa non ha fatto altro che porre Seinfeld tra i classici della televisione, per sempre e senza alcun dubbio.
Dieci anni dopo, Larry David ha voluto incastrare in Curb your enthusiasm una reunion dell’intero cast per girare l’ultima, definitiva, puntata. Vedere uno schermo piatto dove c’era un televisore a tubo catodico, sentire Jerry parlare di figli, guardare Elaine maneggiare uno smartphone, è stato qualcosa di strano. Come rendersi conto di invecchiare tutto d’un tratto, cercando una cabina telefonica in centro città o scoprendo che in un corpo a corpo tra Sueprman e Hulk probabilmente vincerebbe Optimus Prime. Quello del film, però.
“Newman.”
Jerry












Ciao ragazzi ,
Esiste la serie in italiano?
Sapete dove posso recuperarla?
Un abbraccio
Nunzio
Ciao Nunzio,
La serie in italiano esiste, è andata in onda dal 1991 al 1999 su TMC, poi ripescata (ma non tutta) da RAI2, quindi ritrasmessa integralmente da Jimmy. Tra l’altro a livello di doppiaggio non è nemmeno pessima.
Purtroppo in streaming è un po’ introvabile, perchè non è stata girata in DVD e per la generica caduta dei siti italiani. Puoi cercare, ma non so bene dove indirizzarti.
G